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BERLIN – PERHAPS ALL THE DRAGONS

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20, 21, 22, 23 giugno 2019
Chiesa di San Gregorio Illuminatore – Ancona

BERLIN PERHAPS ALL THE DRAGONS

Trenta storie, trasformate in altrettanti monologhi video con una costruzione drammaturgica che crea coerenza fra loro. La durata di ogni intervento sarà esattamente la stessa. Diverse interazioni avverranno in vari momenti. I registi Bart Baele e Yves Degryse hanno incontrato persone, fatti, aneddoti, avventure, intrighi e pensieri interessanti. I temi emersi da queste storie sono eclettici: da ipotesi filosofiche, al dettaglio scientifico fino agli aneddoti, ecc. Una grande struttura ovale sul cui perimetro sono montati 30 schermi/storie, ospita 30 spettatori. Per la prima volta ad Ancona il gruppo belga acclamato in tutta Europa con un’istallazione teatrale esteticamente irresistibile e dai contenuti intelligenti.

ideazione BERLIN (Bart Baele, Yves Degryse)
colonna sonora e mixing Peter Van Laerhoven

testo Kirsten Roosendaal, Yves Degryse, Bart Baele
camera Geert De Vleesschauwer
adattamento Bart Baele, Geert De Vleesschauwer, Yves Degryse
scenografia BERLIN, Manu Siebens
direzione tecnica Robrecht Ghesquière

produzione BERLIN
in coproduzione con Deutsches Schauspielhaus Hamburg [DE], KunstenfestivaldesArts [Bruxelles – BE], le CENTQUATRE [Parigi – FR], Dublin Theatre Festival [IE], Centrale Fies [Dro – IT], Noorderzon Performing Arts Festival [Groningen – NL], La Bâtie – Festival de Genève [CH], Zomer van Antwerpen [BE]
progetto coprodotto da NXTSTP, con il supporto del Programma Cultura dell’Unione Europea e ONDA – Office national de diffusion artistique
BERLIN è artista associato a CENTQUATRE [Parigi – FR] con il supporto del Governo Fiammingo 

Il collettivo artistico Berlin approccia ogni lavoro con strumenti differenti, costante è solo lo sguardo documentaristico e la scelta di prendere sempre una città o una regione del mondo come punto di partenza. Lo stesso nome della compagnia, Berlin, nasce dalla decisione di chiamare così quello che sarà l’ultimo progetto prima dello scioglimento del collettivo. I loro spettacoli sono “esperienze” che si fatica a categorizzare, non sono solo teatro, né pura installazione, non sono solo cinema nonostante il frequente utilizzo di schermi, ma sono teatro sociale, installazione antropologica e molto altro ancora, il tutto realizzato come una docu-fiction.

“Mozzafiato! Ed eccitante, perché ognuno dei personaggi racconta una storia vera.  Una raccolta di storie collettive. Questo lavoro è una discesa nel cuore dell’umanità.” Le Figaro

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